Abbiamo continuato a sperare che nella redazione finale del Documento preliminare al Piano Territoriale di Comunità venisse accolta la richiesta pressante di risparmiare – negli ampliamenti delle aree sciabili – la conca di Serodoli e la zona di Plaza, ma così non è stato.
Con la pubblicazione sul sito della Comunità del testo che sarà in approvazione il 9 luglio conosciamo la proposta finale della Giunta e si affaccia la questione: e ora, che facciamo noi consiglieri? come votare in Assemblea un documento che dice molte ottime cose, ma che inserisce con effetto immediato un “sfregio” al nostro patrimonio naturale?
Ci sono molti elementi che entrano nelle riflessioni di questi giorni:
- il voto che siamo chiamati a dare ha una valenza squisitamente “politica”, ossia è fortemente connesso agli indirizzi programmatici presenti in tutti i documenti che abbiamo sottoscritto aderendo al PD e accettando una candidatura al suo interno; richiama inoltre il programma di coalizione della Comunità delle Giudicarie in cui è ben evidente l’obiettivo dello sviluppo ma compatibile con la tutela del nostro inestimabile patrimonio ambientale (qualcuno afferma che un voto contrario sarebbe “ideologico”, io preferisco “politico-programmatico”, ma basta intendersi);
- l’argomento è di quelli che meriterebbero un referendum, per ridare la parola a tutta la popolazione, ma si sa che la macchina referendaria è quanto mai lenta e scoraggiante: in difetto di questa espressione diretta occorre che noi rappresentanti siamo il più possibile attenti a dare voce al popolo giudicariese, non accontentandoci di quanto è emerso dal Tavolo in cui sono presenti le categorie dei portatori di interessi (particolari) ma essendo consapevoli del ruolo dell’Assemblea nel rappresentare l’interesse generale;
- questo non significa essere insensibili ad argomenti di ordine “tecnico”, anzi, essi vanno ascoltati sempre con attenzione come il lungo processo partecipativo ben realizzato ci ha permesso di fare; gli argomenti “tecnici” tuttavia forniscono ai destinatari una serie di affermazioni che prospettano scenari di probabilità, nulla tolgono o aggiungono al dovere di chi è chiamato a fare scelte politiche di selezionare fra gli scenari quello che ritiene più consono al bene comune e ai beni comuni che ci sono stati “donati”;
- fra gli argomenti “tecnici” riteniamo particolarmente rilevanti quelli del Parco Naturale Adamello Brenta e di Italia Nostra. Se, a differenza del secondo, il primo non ha espresso contrarietà all’ampliamento in zona Colarin/Plaza, perché giuridicamente non di sua pertinenza, quel silenzio non interferisce minimamente sulla scelta politica di proteggerla allo stesso modo dell’area Serodoli, in quanto area naturalistica appartenente alla Rete Natura 2000 e SIC (sito di importanza comunitaria – area rientrante in una direttiva europea recepita nel nostro ordinamento nel 2003, finalizzata alla conservazione degli habitat naturali); senza contare che essa è stata definita come SIC dopo che da questa categoria era stata espulsa un’altra zona del Brenta e come forma di “compensazione” (!) proprio per permettere il suo sfruttamento sciistico;
- se altri approfondimenti tecnici ci sono e ci saranno in futuro – come quelli di Agenda 21 di Padova – ben vengano, ma nuovamente questi non ci esonerano dall’esprimerci senza indugi come rappresentanti della volontà politica di una comunità che si interroga sul binomio ambiente/sviluppo e sul peso relativo che è opportuno attribuire a ciascuno dei due poli di questa composizione;
- il tema toccato dall’ampliamento delle aree sciabili riveste inoltre una forte valenza “etica” e quindi supera gli appelli alla coesione della maggioranza e al sostegno del governo in nome di una istanza superiore che esige una più grande sfera di libertà;
- proprio perché relativo a questioni etiche, il tema chiede che sia applicato il principio di precauzione che – di fronte ad interventi rischiosi nei loro effetti non calcolabili – impone di fermare l’intervento (al contrario, con grave errore, sembra ragionare il documento preliminare);
- il motivo ricorrentemente portato a sostegno degli interventi è l’ipotizzato incremento del “valore aggiunto” dell’industria del turismo legata allo sci che risulta comunque prevalente rispetto al “sacrificio ambientale”: premesso che non si capisce come sia stato misurato in termini monetari il sacrificio ambientale per consentire il paragone anzidetto (quanto vale in euro il fischio di una marmotta?), sosteniamo che è arrivato il tempo di comprendere una novità in atto. Economico ed ecologico non sono più termini alternativi ma complementari! Quanto più tardi lo si capirà, tanto più tardi usciremo dalla crisi che proprio di pseudo valori economici è figlia;
- il processo partecipativo e il dibattito tuttora vivace in corso dimostrano che è un bene allertare i nostri concittadini rispetto alle scelte urbanistiche, rispetto ai “beni comuni” che sono la ragione di vita della nostra unità politica: in ciò vediamo realizzarsi un secondo obiettivo, quello di rafforzare il senso di appartenenza alla Comunità di Valle e la fiducia nella sua capacità di essere espressione politica dei giudicariesi tutti. Si dimostra quindi la validità della riforma istituzionale, la necessità di uno spazio politico più grande della somma delle 39 municipalità, spazio in cui verificare le scelte per le Giudicarie nel loro insieme.
Grazie dell’ascolto! Auguri Serodoli! Continuiamo a sperare …

Perchè è così difficile guardare ai luoghi ancora liberi dall’invadente presenza di opere umane come ad un’eredità da preservare per il futuro? Per chi ama camminare in montagna (turisti meno economicamente significativi degli sciatori?), lasciarsi alle spalle gli impianti di Pradalago o del Palon e inoltrarsi nella pace silenziosa che porta ai Cinque laghi è una gioia per gli occhi e per il cuore. La montagna torna ad essere se stessa, ruvida e splendida: noi siamo ospiti discreti, ammaliati e nutriti dalla sua bellezza. Non ci serve altro. Solo silenzio, rocce, acqua, piccoli fiori… e un orizzonte sgombro dall’aggressione testarda e cieca di cemento e acciaio di un luna park fuori stagione.
Grazie! Questo commento richiama una lettera che ho letto proprio oggi, dissimile per contesto e destinatari, eppure così sintonica per una stessa passione per la montagna, da camminare con i 5 sensi …
La unisco qui sotto.
Gentili signori,
con la presente il Direttivo della Sezione SAT di Pieve di Bono vuole esprimere alcune considerazioni in merito all’iniziativa realizzata nella giornata di domenica 16 giugno scorso sulle montagne di Boniprati dal titolo:” Le nostre montagne viste dall’alto-gita in elicottero” organizzata dalla Pro Loco di Castel Condino.
Le considerazioni che seguono vogliono essere uno stimolo per riflettere sulle modalità di frequentare, valorizzare e vivere la montagna.
Nel contesto storico nel quale viviamo ci sembra che la pratica dell’ eli-turismo sia fuori tempo, molte persone oggi viaggiano in aereo per turismo e sicuramente hanno avuto esperienze di paesaggi visti dall’alto. Questa proposta turistica ci sembra stridente rispetto alle iniziative turistiche di Valle presentate nell’opuscolo ”Ritrova il tuo tempo” per l’estate 2013.
Il nostro tempo è invece dominato dalla parola SOSTENIBILITA’, sostenibilità economica e ambientale.
La pratica del eli-turismo in montagna certamente è molto costosa e soprattutto inquinante e rumorosa. Un solo minuto di volo costa circa 35 € e, bruciando carburante, produce gas inquinanti. Il disturbo rumoroso non riguarda solamente le persone che vivono o frequentano la montagna in escursione, ma anche la fauna selvatica e quella in alpeggio.
Noi suggeriamo di frequentare la montagna con tutti i cinque sensi, non solo la vista in un attimo fuggente che poi svanisce.
Camminare in montagna, con passo lento e cadenzato, annusando gli odori dell’erba, di resina, dei funghi e dei fiori, toccando le cortecce, le rocce, i muschi, l’acqua e la neve, ascoltando il vento, gli scricchiolii dei rami sotto il sole, i passi veloci di un capriolo che scappa e il frullare delle ali di un cedrone che si invola dal folto del bosco e il silenzio pieno che a volte avvolge completamente, assaggiare i mirtilli, i lamponi, l’aspra acetosella e, arrivati alla malga, assaporare il formaggio e il latte, sapori reali, forti e dolci e guardare il salto di una cascata, il miracolo della sorgente, le mille sfumature di colori in ogni stagione e, dall’alto della cima, le catene di altre montagne che si seguono a perdita d’occhio, nessuna anonima, ciascuna con la sua forma delineata e maestosa che si fa riconoscere, questo è il modo che suggeriamo per apprezzare la montagna.
Tutte queste sensazioni e mille altre che si provano camminando in montagna ci ripagano la fatica che inevitabilmente il nostro corpo patisce.
Ci siamo dilungati nella parte centrale della lettera per sottolineare con enfasi aspetti fondamentali che, se si vivono appieno, sono indimenticabili per la vita e non una visione di un attimo fuggente!
Ringraziandovi per l’attenzione dedicata alle parole speriamo di sollevare discussione e ragionamento per conoscere le nostre montagne da dentro come attori e non solo dall’alto come semplici spettatori.
Cordiali saluti
Per il direttivo SAT Pieve di Bono
Luigina Elena Armani