Comunità di Valle

Il 29 aprile 2012 alle ore 22, si chiudevano i seggi del referendum sulle Comunità di valle … un evento tanto importante per noi, che vi abbiamo creduto, che vi abbiamo investito come partito e come persone.

Come è andata? Io non sono fra coloro che hanno esultato per l’esito del referendum.

Un messaggio è stato dato dall’elettorato, e un partito che si chiama “democratico” non può far finta di niente. Del resto anche noi PD, e non solo noi, da tempo abbiamo detto che le Comunità di Valle ci vogliono ma che vanno decisamente riformate per farle funzionare. Quindi adesso comincia il lavoro!!

In una risposta, apparsa su l’Adige, Franco De Battaglia parla della “mancanza di progetto” per le CdV (vedi stralci dell’articolo in allegato).

Secondo me invece ci sono due progetti politici forti che si contrappongono (e voglio guardare a quelli e restare su questo piano, omettendo di rincorrere dietrologie legate alle singole convenienze … colpa di questo, colpa di quella … di cui tuttavia frequentemente si parla con il risultato di inutili mal di fegato) e siccome i due progetti stanno dentro la coalizione del governo provinciale, che si riproduce nel governo della nostra CdV, occorre guardare bene in faccia questo “oggetto” su cui il chiarimento diventa importante.

Non c’è solo ciò che descrive De Battaglia … per noi c’è anche tutto quello che abbiamo vissuto in questo primo anno di applicazione della legge del 2006: un anno davvero molto istruttivo in proposito.

Un primo progetto di riforma delle CdV fa capo – semplificando – all’UPT e, per averne una spiegazione “nobile”, mi sembra importante che si conosca quanto scritto da Giampaolo Andreatta sempre su l’Adige (vedi allegato, pag. 2). Non ci sono santi: due sono i livelli di governo, i Comuni e la Provincia. In mezzo ci stanno “amministratori” (oggi andrebbe di moda dire “tecnici”) che applicano e non “politici” che inventano, perché nulla c’è da inventare in un ente intermedio. Leggendo le eleganti spiegazioni di Andreatta si ritrova molto del clima di sufficienza e insieme di fastidio che abbiamo respirato in questi mesi rispetto al ruolo della CdV e della sua Assemblea in particolare.

Un secondo progetto di riforma è quello che nasce al nostro interno e che, al contrario del primo, chiede una accelerata nella realizzazione di questo ente che – nella crisi attuale, nelle nuove esigenze e nelle nuove potenzialità – può e deve avere un significato politico perché solo a questo livello dimensionale è oggi possibile prendere decisioni responsabili. Ovvio: deve conseguentemente cambiare la PAT, devono cambiare i Comuni … per salvare sé stessi anzitutto ed avere un senso dentro il destino di una nazione, di una federazione europea, di un mondo globalizzato! Altro che “trentino-stato”, come ci tocca sentir dire!!

Domani su questo ci sarà un incontro importante al PD provinciale. Domani pomeriggio su questo si confronterà la Giunta della nostra CdV con coordinatori e capigruppo. Dopodomani, martedì, alle ore 19:00 presso la CdV, su questo si confronterà il nostro coordinamento. Ci occorre il vostro contributo di pensiero e di proposta, specie su alcune questioni inerenti modifiche legislative alla riforma istituzionale: numero e tipologia dei consiglieri, trasferimento di funzioni, ruolo della Conferenza dei sindaci, autonomia statutaria.

Non ci nascondiamo che la partita sia facile. In questi giorni di allarme per la crisi economica sembra prevalere il timore rispetto alla voglia di cambiamento, il gioco in difesa piuttosto che la scommessa sul possibile.

Quando un anno e mezzo fa ci siamo candidati abbiamo investito su una certa idea di Comunità, dopo il referendum e l’esperienza accumulata occorre ricominciare da lì: buon lavoro a tutti noi!

Rassegna stampa post referendum

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